Un po’ di storia

 
Sono Guzzis
ta da sempre. Ho iniziato a 18 anni con un V50II, poi ho avuto un V35C (che mi ha fatto innamorare delle moto “custom” di Mandello) seguito da un V65C, tutte comprate usate e con un sacco di chilometri. Poi ho iniziato a lavorare ed ho risparmiato tutto quello che potevo per realizzare il mio sogno: una Serie Grossa, nuova di pacca ma soprattutto una California! Insieme abbiamo macinato più di 100.000 km, ne ero (e ne sono tutt’ora) innamorato. Alla soglia dei 40 anni la crisi di mezza età. C’è chi si compra la spider, chi va a fare paracadutismo e chi si trova un’amante di 20 anni. Io ho deciso di dare sfogo alla voglia di pieghe con una moto sportiva. Potevo ripiegare su una qualsiasi moto giapponese ultratecnologica e con cavalli da vendere, ma sono un Guzzista fino al midollo e quindi non potevo che scegliere la Guzzi Sportiva per antonomasia: Le Mans! Per quella serie di coincidenze che il destino decide, proprio in quel periodo Fabio “il Reverendo” vende il suo Le Mans II. Un paio di telefonate, qualche e-mail ed è deciso. Nel frattempo mi trovano un tumore che ha attaccato una vertebra, rendendola fragile come il vetro. Per il neurochirurgo niente moto fino a nuovo ordine. Affronto le cure, gli esami e le visite con un obiettivo: rimettermi in piedi e andare a prendere la moto. Per fortuna Fabio è un amico, e mi tiene la moto finchè non sono di nuovo in grado di guidarla, più di un anno e mezzo dopo. Purtroppo non posso permettermi di mantenere due moto, ma non voglio neanche che il mio amato California finisca in mano a chissà chi. La soluzione è presto trovata: la “regalo” a Salvatore, il mio meccanico, in cambio del trasporto del Le Mans da Arezzo a Genova e di un tagliando approfondito alla mia nuova “fidanzata”. So che finirà in mani che la tratteranno bene, anche meglio di come l’ho trattata io. La fine di una storia d’amore, l’inizio di una nuova. La prima settimana dedicata ai controlli obbligatori prima di accendere una moto restata ferma quasi due anni, con la voglia di accenderla tenuta a stento a freno dalla voglia di fare le cose per bene. Nel frattempo impari a conoscere ogni parte della moto, ogni bullone, ogni filo, ed alla fine arriva il giorno. Avviata al primo tentativo, neanche un colpo di tosse, come se fosse stata spenta per l’ultima volta poche ore prima. Il ruggito degli scarichi da competizione degli anni ’70 non ammette mezze misure. È l’urlo di una bestia che vuole masticare asfalto. Il suo nome era “il Pinguino” per via della livrea bianca e nera, ma un animale così mansueto non rappresenta la sua vera natura. Se proprio deve essere un pinguino, che sia il Pinguino Mannaro.
 

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